Dalla lettera di San Paolo ai Galati. Cap. 4, vers. 1-29
Ecco, io faccio un altro esempio: per tutto il tempo che l’erede è fanciullo, non è per nulla differente da uno schiavo, pure essendo padrone di tutto; ma dipende da tutori e amministratori, fino al termine stabilito dal Padre. Così anche noi quando eravamo fanciulli, eravamo come schiavi degli elementi del mondo. Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l’adozioni a figli. E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio; e se figlio, sei anche erede per volontà di Dio.
Ma un tempo, per la vostra ignoranza di Dio, eravate sottomessi a divinità, che in realtà non lo sono; ora invece che avete conosciuto Dio, anzi da lui siete stati conosciuti, come potete rivolgervi di nuovo a quei deboli e miserabili elementi, ai quali di nuovo come un tempo volete servire? Voi infatti osservate giorni, mesi, stagioni e anni! Temo per voi che io mi sia affaticato invano a vostro riguardo.
Certamente non è possibile estrapolare un breve racconto, per costruirci attorno tutto il mio mondo, ma vi assicuro che quando una decina di anni fa, sono arrivato a questo breve capitolo, che naturalmente stavo interpretando con le nozioni già in me da tempo, mi si aprì una visione rimasta nascosta fino ad allora, anche se avevo da sempre seguito quanto mi veniva dichiarato e professato dall’ufficiosità delle istituzioni, a cui aderivo da sempre anche se a modo mio, ma non ero mai arrivato ad una così chiara visione.
La prima cosa che mi sono chiesto, è come abbiamo potuto arrivare dove siamo, leggendo quanto ha saputo dire Paolo due mila anni fa. Mi chiedo cosa studiano ancora oggi, cosa leggono quanti vi dedicano la vita allo studio, a cercare di svelarci i misteri, a guidarci con le loro convinzioni, che ci dicono ricavate dai Libri Sacri. Quanto ci testimonia Paolo, è la testimonianza del vero cambiamento che ha subito l’uomo, per effetto del Sacrificio di Gesù. Tutti gli uomini sono stati disarcionati da cavallo, sono stati convertiti, ed hanno cambiato natura in un solo istante, in uno squillo di tromba. Non solo i seguaci, ma anche quelli come Paolo che era un persecutore dei seguaci di Cristo.
Gesù Cristo con la Sua morte fa morire tutta l’umanità, e la risorge dopo tre giorni a nuova vita. Paolo è stato un breve periodo cieco a causa del cambiamento subito, Gesù stesso è stato tre giorni, prima di risuscitare, ma noi siamo ancora ciechi, anzi siamo in letargo da due mila anni. Speriamo che il mille e non più mille si riferisca al nostro risveglio, alla nostra rinascita, e resurrezione. Perché il nocciolo sta nel fatto, che Paolo ci chiarisce senza dubbi, che siamo stati riconosciuti da Dio, (anzi da lui siete stati conosciuti). E nulla più gli dobbiamo, perché tutto abbiamo avuto in eredità, e non per merito.
Significa che il tempo stabilito per essere riconosciuti dal Padre era giunto, e siamo passati da infanti, bambini, a uomini adulti, non più bisognosi di tutori ed amministratori. Nessuno può negare il cambiamento avvenuto nell’uomo in quel momento, e che siamo stati riconosciuti Figli, pertanto non possiamo nulla per avere riconoscimento da Dio, da Gesù Cristo, non serve a nulla genuflettersi, pregare, digiunare, accendere ceri, ne fare pellegrinaggi.
Quello che dobbiamo fare è solo applicare il Messaggio del Cristo, che ci chiede solo di badare ai nostri simili, solo così soddisfiamo le richieste di Dio e di Gesù. Poi se vogliamo pregare, digiunare, fare pellegrinaggi, è solo per guardarsi dentro, fare introspezione, cercare di crescere per preparare la nostra disponibilità verso gli altri, nostri simili. Dio non può più nulla per noi, se ha dato il Figlio in Sacrificio, ed è stato dato proprio perché dovevamo cambiare rotta, né noi dobbiamo nulla a nessuna divinità.
Prima di Cristo eravamo come bambini, non in possesso della ragione, e Dio Padre ci ha accompagnati, fino a formarci la coscienza attraverso la legge, ma poi ha inviato il Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, perché ci riscattasse dalla legge, perché non vi sia più legge né peccato, cambiando l’uomo da uomo di carne, a uomo di Spirito. Paolo parla chiaro, che più chiaro non si può, ma noi siamo ciechi, ancora con le fette di salame sugli occhi, e non sappiamo leggere, nonostante tutta la nostra cultura, nonostante tutte le nostre guide, pronte a giurare di avere capito tutto, pronte a dare la vita per gli altri, ma non vogliono crescere né farci crescere, preferiscono che restiamo bambini ancora bisognosi di tutori e di amministratori, dopo che tutti, nessuno escluso, abbiamo ricevuto vita allo stesso modo di Paolo dall’unico Dio che si è fatto uomo come noi, in Gesù Cristo.
Cos’altro posso dire, solo acquistate le lettere di Paolo, in una piccola edizione, senza commenti dei nostri studiati, e leggetele, prendetevi un po’ di tempo per il trascendente che è in voi, e non serve altro, perché se ci sono arrivato io, lo potete anche voi. Non fate che anch’io come Paolo dica: <<Temo per voi che io mi sia affaticato invano a vostro riguardo>>.
È una proposta di vostra nullità l’analfabeta Oscar Esile.