Mi riferisco all’ultimo Infedele del 22- marzo 2010, “Amore per chi?; Invidia di che?”.
Quello che vorrei far rilevare e che vorrei fosse da voi recepito, è il livello immorale che stiamo accettando come normalità. Quando si afferma che: <<Ognuno sotto le coperte può fare ciò che vuole>>, oppure <<Ognuno a casa sua è padrone di fare quello che vuole>>, significa avere toccato il fondo. Non vi è nulla di più deleterio di una convinzione come questa uscita dalla ragione umana. Io credo che non sia più possibile una volta che si perde stima e fiducia in sé stessi capire dove ci troviamo, di sicuro non si può avere stima fiducia e rispetto negli altri, o degli altri.
Sempre più nella nostra evoluzione avremo possibilità di invitanti e provocanti occasioni a cui dovremmo sapervi rinunciare per trovarvi capacità di dominarci. Se non si ha stima di sé e negli altri, cosa ci spinge a dover guidare sulle strade al rispetto del codice stradale e preoccuparci di non creare incidenti. Se non si è in grado di dominare i propri istinti, che non sono solo quelli sessuali, cosa ci vieta di provare droghe, di eccedere nel bere, nel mangiare, nell’approfittare degli altri, che ci si propongono in tutte le salse, o di prostituirci per avere di più anche se superfluo.
Quello che si deve capire è la nostra natura. Il compito della donna sarà sempre più quello di sedurci, ammaliarci, provocarci, mentre quella dell’uomo è di sviluppare sempre più capacità di dominarsi nel mantenere dominio di sé. Già i nostri avi in Genesi cap. 3, vers. 16 dichiaravano: Alla donna disse: <<Moltiplicherò/ i tuoi dolori e le tue gravidanze,/ con dolore partorirai figli./ Verso tuo marito sarà il tuo istinto,/ ma egli ti dominerà>>.
Quello che noi uomini traduciamo come dominio sulla donna, potere sulla donna, sottomettere la donna, va invece tradotto, che dobbiamo dominarci dalle lusinghe della donna, e saperla conquistare perché sia ancorata a noi attraverso i sentimenti, non con il potere. Il compito della donna sarà sempre più quello della provocazione, mentre dell’uomo è quello del dominio sulla natura e della sua metà che gli è stata tolta dalla costola. Se non vi fossero gli stimoli a nulla avremmo merito di resistervi. Questa è in sintesi la metafora che ci hanno trasmesso i nostri avi, che avevano molta più considerazione di noi della donna, e non la fanno creare dalla polvere come l’uomo, e marchiare dal peccato originale, in quanto quando Dio impone ad Adamo di non mangiarne i frutti degli alberi proibiti, Eva non era stata creata.
Responsabile pertanto delle donne, e delle loro colpe sono gli uomini, e tutto ricade su di noi. Se riduciamo la donna ad essere oggetto, gli imponiamo di vestirsi da capo a fondo, la sottomettiamo o la si fa spogliare per soddisfare le nostre libidini anche nell’imitare il rapporto sessuale, che dovrebbe fare parte della propria intimità, di tutto questo ne paghiamo noi. Più l’uomo si sottomette a Dio, e più sottomette a sé la donna, nel comprarla, nel venderla e nel ripudiarla, o nel mercerizzarla.
Dopo esserci concessi ad una vita senza impegno, di libertinaggio, idolatria, impudicizia, fazioni ed invidie non possiamo che trovarci da grandi, quando si avrebbe la possibilità di raccoglierne i frutti di una crescita se fossimo stati in grado di maturare, ad esserne schifati dalla vita stessa, che nel frattempo avendo solo cercato di sfruttare gli altri al proprio piacere, ci si trova sfruttati e svuotati essi stessi.
Non avendo saputo sfruttare le occasioni di cui avremmo potuto formare carattere e crescita, ci troviamo a non avere alcuna possibilità di cambiare ciò che nel frattempo il nostro modo di agire, e di vedere ci ha modellato e formato nell’intimo più profondo, tanto che non abbiamo più capacità di offrirci, quando abbiamo saputo solo prendere nel prostituirci, perché prima del corpo ci si prostituisce sempre il proprio cervello.
Tutto questo non è per volontà di Entità soprannaturali o divine, di un Dio, ma della nostra incapacità di farne buon uso della nostra ragione. Non vi è alcun Dio che ci imponga alcuna cosa, che non sia la sottomissione alla propria ragione, che viene dal non sapere fare buon uso del proprio cervello.
Riteniamo Dio un essere che ci supera immensamente, e pertanto non possiamo farcene visione dell’Immanente, e credendolo puro spirito non può comunicare con noi che siamo materia. Ed è ciò che hanno fatto i nostri avi nel trasmetterci le loro ricerche, cercando di darvi un volto a Dio, ma che noi abbiamo poi sviluppato nelle tre religioni che professiamo, con la convinzione che le scritture siano “Parola di Dio”, mentre sono espressione della ragione raggiunta dai nostri avi nell’evoluzione. Allo stesso modo sappiamo che la fede, è stata richiesta nella promessa che si incarnasse il Messia nell’uomo, dai Patriarchi e profeti ai nostri avi. Non è comprensibile che ci sia richiesta anche a noi la fede dalle nostre guide spirituali, in quanto il Messia si è già incarnato, almeno per i Cristiani in Gesù Cristo, e per i Mussulmani in Maometto, mentre gli Ebrei possono avere “fede”, in quanto credono si debba ancora incarnare. Con queste convinzioni come facciamo ad avere convinzione che sia Dio a parlarci, di certo non permetterebbe che noi vi dessimo tre diverse interpretazioni, per non parlare di tutte le altre. Ma di certo come tutte le professioni di fede, siamo fuori strada, e non di poco.
Se non siamo in grado di cambiare il nostro punto di vista non ci è possibile creare una nuova civiltà. Se non si è in grado di crescere nel dominarci, a poco serve lamentarci delle nostre guide politiche, culturali e spirituali, perché saremo sempre più manipolabili ed incapaci di farne scelte oculate, e non possiamo che esprimere quello che siamo. Il marcio che vediamo fuori dell’acqua in un Iceberg, ne è solo la punta, ma il grosso è tutto nascosto sotto acqua, e siamo tutti noi.
Vostra nullità l’analfabeta Oscar Esile